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Archive for the 'LOCOMOTIF' Category

Ogni ora ha un’etichetta

asingleman

La vita, professionale certo ma anche quell’altra, hanno piano piano rosicchiato via il tempo per la scrittura di questo povero blog. E certo non mi permetterò mai di credere - solo una vuota velleità decadente - che la scrittura sia la vita. Sosterrò, casomai, il contrario. leggi avanti Read more

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Il gigante buono

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E’ da un po’ che stavo pensando ad un post su Google. Sì lo so, non è un tema molto originale, ne parlano un po’ tutti, giornali, riviste, libri, programmi televisivi, blog naturalmente. Ma la questione oltre a essere assolutamente affascinante è anche molto, molto, spinosa. Spinosa dal punto di vista filosofico e politico. E’ una questione che ci riguarda tutti da vicino, dal momento che Google è dentro tutti noi uomini digitali. E’ una questione che, a quanto pare (vedi la discussione che segue a questo post), ha coinvolto me direttamente. Dunque è bene discuterne.

Bianco, semplice, pulito, Google entra nelle nostre case delicato ed elegante come un gatto persiano. Veloce e funzionale fornisce risposte a tutte le nostre domande e ci offre una gamma di prodotti sempre pià ampia, con servizi sempre più personalizzati. Non consuma, non sporca, non disturba, non ci accorgiamo neppure della sua presenza. Google non fa altro che rispecchiare la realtà della rete con le sue liste ordinate di risultati. Google non può mentire, è una macchina. Chi può mai avercela con Google, perchè cambiarlo? leggi avanti Read more

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“Si sublima per interposte persone”

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In questi giorni di pensieri inquieti ho letto il libro di Scalfari. Piccoli racconti autobiografici si intrecciano a sottili riflessioni sull’origine dei pensieri, dei ricordi, sul senso dell’esistenza, su dio, l’io, la politica, il giornalismo, la morte. Un sapore crepuscolare pervade la narrazione e un ritmo lento scandisce la riflessione calma e pacata, anche se mai piatta, del fondatore di Espresso e Repubblica, uno dei padri del giornalismo contemporaneo. Da ritratti di uomini più o meno celebri (il compagno di banco Calvino, il professore di filosofia del liceo, Ugo La Malfa, Enrico Berlinguer) e da descrizioni di situazioni concrete, pubbliche o private, si originano considerazioni filosofiche imprevedibili, sempre dense seppur leggere. Il dialogo con i grandi filosofi del passato (Decartes, Spinoza, Diderot, Montaigne, Lucrezio, Pascal, Nietzsche) è condotto con la fermezza del vecchio maestro e approda a conclusioni tutt’altro che scontate, anche – e, forse, soprattutto – per chi conosce e apprezza il percorso intellettuale di Scalfari, collocato da sempre nel solco dell’Illuminismo francese.

L’ateismo dell’illuminista Scalfari non è un risultato calmo, dispiegamento di una razionalità assoluta e di quella supponenza che spesso ad essa si associa. È esattamente il contrario: è la negazione della possibilità del darsi di un senso ultimo, è relativismo, meraviglia, dubbio. È l’effetto di una mancanza originaria e motore di una riflessione continua. È pungolo doloroso per un’inesausta ricerca di sé e dell’altro.


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