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Archive for Febbraio, 2008

MARCHIO

A Berlusconi capita di dire marchio al posto di simbolo di partito. Il lapsus si è presentato diverse volte. Ha detto marchio anche questa mattina, quando ha invitato ancora una volta Casini a a unirsi al suo partito (rinunci al marchio”). Servendomi dell’eziologia di matrice psicanalitica, considererei tale lapsus come sintomo di un desiderio nascosto, non soddisfatto. Servendomi di una spiegazione di orientamento microsociologico, considererei invece tale lapsus come effetto di una dissonanza cognitiva, dovuta ad una sovrapposizione di ruoli, che porta l’attore in questione a mischiare situazioni diverse, a interpretare le situazioni nuove nell’ottica di quelle vecchie, quelle a cui è più abituato. Servendomi infine di una descrizione specificamente linguistica, considererei tale lapsus l’effetto di uno spostamento del termine marchio dal campo semantico di origine a un campo limitrofo, considerato – dall’enunciatore – simile, se non coincidente.

Tre diversi modelli di analisi per un’unica evidenza: Berlusconi non solo ritiene la politica un’appendice dell’economia, ma dirige il suo partito nell’agone politico come fosse un’azienda strumentale della corporation di cui è capo, necessaria al suo mantenimento. Potremmo chiamarla brand new politics, una politica talmente nuova che in Italia esiste dal ’93 e in altre democrazie è semplicemente vietata per legge. Da noi rischia di vincere ancora, perché?

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Alzati e cammina

Architecture in Helsinki

Sono di Melbourne ma hanno - o perlomeno pensano di avere - lo studio a Helsinki. Cosa progettano? Strampalate architetture video-musicali come “Heart It Races”, coloratissima hit contenuta nel loro ultimo album (Place Like This, 2007).

And we’re slow to acknowledge the knots on the laces/ Heart it races”. Cominciare il testo di una canzone con “and” mi sembra già un’ottima cosa. Ma anche concluderlo con “Boom dadadadadadada boom dadadada” è molto apprezzabile. Se si considera poi che tutto quello che vi sta in mezzo fila liscio come l’olio, involandosi con estrema leggerezza sopra contraddizioni quali orecchiabile e folle, danzereccio e mistico, naive e dissacrante, non si può che sentenziare: gemma di puro pop sperimentale. Danza tribale dada-pop, “Heart It Races” poggia su di uno scheletro di percussioni varie (legni, pelli, lamiere, synth-barattoli) e modulazioni “pom” del basso-vocale, che si intreccia con la melodia solare di un improbabile steelpan (antica percussione melodica di origine caraibica, quella, per intenderci, dei motivetti di Monkey Island) e il falsetto ebete della compagnia cantante. Ad un certo punto – quello del prodigioso “alzati e cammina” (vedere il video per credere..) – un coro angelico si infiltra nella trama sonora e, raccogliendo i diversi colori in luce bianca, la trascina verso il cielo. Solo un lampo estatico-demenziale, poi la danza riprende. In un angolo Brian Wilson e David Byrne sorseggiano un tè.

architectureinhelsinki.com

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A schizza a schizza se facette ‘o pantano

pantano

Elaborata da un gruppo di studenti nell’ambito del laboratorio di Design Multimediale coordinato dalla professoressa Daniela Piscitelli (Corso di laurea in Design Industriale, Seconda Università di Napoli), la pubblicità “Condominio Campania, Campagna sociale per l’educazione alla legalità” prende di mira lo stereotipo del campano tagliato e guitto e, destrutturandolo, lo mette di fronte alla sua stessa misera inconsistenza. Da una parte la disseminazione dei tratti distintivi della “Campania doc” (contrabbando, criminalità, degrado, omertà, ecc) che, in basso a sinistra, sembra raccogliersi in una unica melmosa pozzanghera e, dall’altra, il riutilizzo tattico del dialetto napoletano, e del buonsenso di cui questo è portatore, nello slogan in alto (“a schizza a schizza se facette ‘o pantano”), puntano a rappresentare il “Condominio Campania” come primo responsabile del “pantano” in cui oggi annaspa e, allo stesso tempo, come protagonista di una sua eventuale riemersione, dal momento che possiede, rimossa, una alt(r)a saggezza della sopravvivenza.

L’effetto è potente e il messaggio vivido. Sembra difficile confutare il fatto che un’operazione pubblicitaria di questo tipo (comunicazione etica nel solco di una simbolica e non-violenta guerriglia semiologica) abbia una portata, pedagogica ancora prima che politica, immensamente più elevata rispetto a qualsiasi azione di contestazione violenta, reale o anche solo mimata. Pare infatti evidente che le proteste (improduttive), gli incendi (tossici) e i blocchi (irresponsabili) di queste settimane, non abbiano sortito alcun effetto se non quello di infangare ulteriormente le strade della Campania. Oltre che la sua misconosciuta saggezza. Ma in Campania per fortuna c’è ancora chi - questa pubblicità lo mostra con indubbia freschezza - ha il coraggio di pensare, di progettare, di mettersi in gioco.

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CARAVANSERRAGLIO

“Il centrosinistra è un caravanserraglio”. L’ha detto Veltroni. Poi l’ha ripetuto Berlusconi nel suo discorso al Quirinale. Dopo forse ha smentito, chi lo sa. Proseguendo quel crescendo di definizioni che ha portato l’Unione a riconoscersi come “ammucchiata” che “mette insieme il diavolo e l’acqua santa”, l’immagine del caravanserraglio condensa una nuova serie di tratti figurativi intorno allo scenario politico in cui si è mosso, suo malgrado, il povero Prodi. È così che per rappresentare l’esperienza di governo da poco conclusasi si è passati da un immaginario erotico-blasfemo ad uno mediorientale-arcaico: terra arsa, sole ormai basso all’orizzonte, un cespuglio secco che rotola sospinto da una brezza di vento, un accampamento in lontananza dove rifugiarsi, dove commerciare e rifocillarsi. Si piantano le tende e poi, l’indomani, di nuovo in cammino. Ognuno per la propria strada.

Ma Veltroni è un innovatore. Basta carovane, il Pd è un moderno camper che viaggia in solitario. Certo è che se la cornice del viaggio resterà in stile spaghetti-eastern, il camper sarà condannato a rimanere parcheggiato a lungo sotto il loft, oppure a girare in tondo come un topo in gabbia. Nell’attesa che una seria riforma elettorale, ponendo finalmente fine ai viaggi in carovana, celebri l’ultimo atto del Ratto nel serraglio: “In Mohrenland gefangen waren”.

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