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Archive for Maggio, 2008

Uno due tre: l’uomo dov’è?

1) Sul Corriere di ieri ho letto queste parole, scritte da una bambina di quarta elementare di Ponticelli, Napoli: «Non siamo razzisti, è perché loro si sono presi troppo la mano e quindi noi abbiamo dovuto cacciarli via, e per cacciarli via abbiamo dovuto incendiare i loro campi, in cui si erano stabiliti». 2) Ieri l’altro il segretario della Cei Betori, discutendo della possibilità di prestare locali parrocchiali a persone di religione musulmana, ha dichiarato: «Se si affida un luogo alla loro preghiera, per loro quel luogo risulta consacrato all’Islam e non potrà più essere utilizzato da altri». 3) Martedì pomeriggio, nel cortile della Pacinotti, mi è capitato di ascoltare le conversazioni dei genitori che aspettavano l’uscita dei figli da scuola. Un papà sulla quarantina, massiccio, ha tuonato secco e preciso: «Se ci sono gli immigrati che spacciano è perché ci sono gli italiani che comprano. I drogati bisogna legarli con i lacci delle scarpe, come faceva Muccioli». Mi hanno detto, poi, che quel tale è un poliziotto.

L’incapacità di farsi prossimo, di riconoscere l’altro come un io a me identico eppure così diverso, è una malattia gravissima che invade il corpo e lo svuota. Malattia sociale che a quanto pare pervade, oltre a monsignori e poliziotti, anche giovanissimi ragazzi. Malattia psichica latente in tutti noi uomini globalizzati, diffusa artificialmente da alcuni e cavalcata da altri. L’ “egocentrismo” rende ciechi e impotenti, ci fa chiedere più sicurezza a terzi, laddove occorrerebbe più responsabilità da parte di ognuno. Laddove basterebbe – si fa per dire – più umanità.

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Riciclo cellulare

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Il 23 (oggi), il 24 e il 25 maggio il Recycling Tour di Vodafone passa per Padova. Se vai al punto di raccolta situato in Prato della Valle, ricevi tre lampadine a basso consumo messe a disposizione da Enel. Se porti il tuo vecchio cellulare, verrà riciclato: se ritenuto valido per un successivo riutilizzo verrà preparato per la ricommercializzazione, se no verrà sottoposto a un disassemblaggio per ottenere parti omogenee, funzionale al recupero dei materiali. Tutto il ricavato della rivendita e del riciclo dei telefonini verrà impiegato per la costruzione di pannelli fotovoltaici nelle scuole italiane.

Operazione di marketing, certo, per altro molto buona, innovativa nel metodo ed efficace nel merito. Ma anche informazione, diffusione della cultura del riciclaggio, promozione attiva di un progetto di riconversione energetica. La terza rivoluzione industriale passa anche da qui.

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Non fiori

Mi è arrivata questa lettera dalla Lilt di Bolzano. Ringrazio tutti di cuore per l’ottima iniziativa. Grazie a nome mio e della mia famiglia.

Lilt

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“Si sublima per interposte persone”

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In questi giorni di pensieri inquieti ho letto il libro di Scalfari. Piccoli racconti autobiografici si intrecciano a sottili riflessioni sull’origine dei pensieri, dei ricordi, sul senso dell’esistenza, su dio, l’io, la politica, il giornalismo, la morte. Un sapore crepuscolare pervade la narrazione e un ritmo lento scandisce la riflessione calma e pacata, anche se mai piatta, del fondatore di Espresso e Repubblica, uno dei padri del giornalismo contemporaneo. Da ritratti di uomini più o meno celebri (il compagno di banco Calvino, il professore di filosofia del liceo, Ugo La Malfa, Enrico Berlinguer) e da descrizioni di situazioni concrete, pubbliche o private, si originano considerazioni filosofiche imprevedibili, sempre dense seppur leggere. Il dialogo con i grandi filosofi del passato (Decartes, Spinoza, Diderot, Montaigne, Lucrezio, Pascal, Nietzsche) è condotto con la fermezza del vecchio maestro e approda a conclusioni tutt’altro che scontate, anche – e, forse, soprattutto – per chi conosce e apprezza il percorso intellettuale di Scalfari, collocato da sempre nel solco dell’Illuminismo francese.

L’ateismo dell’illuminista Scalfari non è un risultato calmo, dispiegamento di una razionalità assoluta e di quella supponenza che spesso ad essa si associa. È esattamente il contrario: è la negazione della possibilità del darsi di un senso ultimo, è relativismo, meraviglia, dubbio. È l’effetto di una mancanza originaria e motore di una riflessione continua. È pungolo doloroso per un’inesausta ricerca di sé e dell’altro.


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Il buongiorno si vede dal mattino

scorpione

Questa mattina, subito dopo colazione, ore 7.25, Anna si stava preparando per andare al lavoro, io stavo sparecchiando la tavola. “Ahhh!”, sento un urlo provenire dalla camera da letto. In stanza, sopra il cesto della biancheria, poco distante dal letto da cui pochi istanti prima c’eravamo alzati, addome scuro a strisce chiare, carapace piccolo e occhiuto, sei zampine, due lunghi pedipalpi a forma di tenaglia, coda incurvata all’insù… cavolo, uno scorpione! Piccole dimensioni, sia chiaro, ma pur sempre di uno scorpione si tratta, di un artropode piuttosto schifoso, di un aracnide famoso per il suo aculeo velenoso. Nulla a che vedere, certo, con la sensazione che deve aver provato Gregor Samsa quella volta che, risvegliatosi da sogni agitati, si trovò trasformato in un enorme insetto. Ma un po’ di strizza ce la siamo presa. L’ho catturato in un barattolo per la pasta e l’ho messo in cucina vicino alla finestra. Più tardi proverò a spiegargli che la sua visita nella mia camera da letto (al secondo piano!) non è stata affatto gradita, poi lo libererò in giardino.

Io che studio i segni non credo ai segni, siano essi premonitori o del destino. Però, sarà pure per via del periodo che sto vivendo, un po’ turbato lo sono. Goebbels, Ministro della propaganda del Terzo Reich, era scorpione. E anche Dostoevskij.

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