Archive for Giugno, 2008
ULTRA’
Leggo su Repubblica di domenica (p. 11): “la denuncia di mancanza di democrazia interna degli ultrà ulivisti”. Poi cerco nel De Mauro. ‘Ultrà’: 1 “Chi appartiene a formazioni politiche estremiste”; 2 “sport -> ultras”. Ovvero “tifoso di una squadra di calcio che l’eccessivo fanatismo può portare ad atti di violenza e vandalismo”. Qualcosa non mi torna.
Io, nè ulivista (ritengo l’Ulivo un’esperienza del secolo scorso) nè tantomeno ultrà, sono sconcertato dalla pochezza di questa formula giornalistica e dalla pochezza del pensiero politico cui questa rimanda. Pensiero che, evidentemente, trova terreno fertile nel partito. Liquidare la questione della democrazia interna al Pd in questo modo, come fosse una questione marginale che interessa soltanto una frangia estremista del partito, gruppetto di facinorosi abbagliati da un astratto ideale, significa aver perso di vista l’obiettivo principale, la ragion d’essere del Pd stesso. Occorrerà dunque ripetere: per un partito che ha scelto come proprio - unico - attributo l’aggettivo ‘democratico’, la questione democrazia non può essere semplice accessorio di bellezza. Deve invece essere fulcro, e forma, di ogni suo movimento. Cacciari, sulla stessa pagina di Repubblica: “Esiste un gioco di correnti oligarchico e un altro che ha referenti sociali. Oggi nel Pd c’è solo il primo”. Ferita oggi più che mai sanguinante, quella della (mancanza di) democrazia è la questione. Non lo dico da ultrà, lo dico da democratico. Siamo in tanti a pensarlo. Diciamolo.
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- rinvio al blog di Marta Meo e a quello di Luca Sofri per il dibattito in merito all’ultima Assemblea del Pd
- siamo in tanti a pensarlo… Eccoci! Superare il passato per liberare il futuro: la necessità di uccidere il padre. 11-13 luglio a Roma
- ho aderito, come si può vedere dal banner qui a fianco, all’iniziativa Primarie vere, primarie sempre
- rinvio al dizionario on-line De Mauro per ogni chiarimento in merito alla lingua italiana
Non buttarmi, riutilizzami
A vederla non si direbbe. Ma l’acqua di Venezia è potabile. E’ potabile, supercontrollata e pubblica! Potabile e pubblica come l’acqua di granparte delle città italiane. Sembrerà una banalità, ma non lo è. Infatti gli italiani sono i primi consumatori al mondo di acqua in bottiglia. Consumo che, comunemente considerato normale e giusto, influisce in maniera pesante a) sul bilancio familiare, b) sul bilancio comunale, c) sul bilancio dell’ecosistema. Bilanci, tutti e tre, spesso drammaticamente in passivo.
100% pubblica è l’intelligente iniziativa ideata da Lorenza Cossutta, Giulia Gabrielli, Isabella Sannipoli, e promossa dal Comune di Venezia, volta a mostrare le contraddizioni insite nel consumo di acqua in bottiglia e a promuovere un modello di comportamento alternativo immediatamente adottabile: bere l’acqua delle fontanelle. Geniale! Progetto a cavallo tra comunicazione pubblicitaria e happaning artistico, l’operazione 100% pubblica sfrutta il linguaggio - semplice e ad impatto - del marketing tradizionale, piegandolo ironicamente verso i propri scopi. “Non buttarmi, riutilizzami” lo slogan; l’omino blu che riempie la bottiglia il logo; la bottiglia vuota e la mappa con le 122 fontanelle di Venezia il kit distribuito a cittadini e turisti. Il clou dell’evento è stato il 5 giugno in Campo Santa Margherita, ma il ragionamento, ovviamente, resta ancora valido.
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- il sito del progetto: www.100×100pubblica.blogspot.com
- anche Cacciari beve l’acqua del sindaco
I dreamed I saw Bob Dylan
Eh già, al cuor non si comanda. Io ero a Bolzano, Lui a Trento. 30 minuti di macchina, 30 euro di biglietto. Occasioni che non si possono mancare se non con valido certificato medico, occasioni in cui 1 + 1 fa sempre almeno 3. E infatti c’era anche Peco, dylaniato quanto e più di me. E c’era pure Mister Jones, ma questa è un’altra storia, la storia di un uomo sottile.
Il signor Zimmerman sentito a Trento, fresco fresco di Pulitzer, è quello del XXI secolo, sesta o settima reincarnazione. Picchia duro insieme alla sua affilata band, snocciola versi lunghi e cadenzati come fosse un predicatore invasato, duro come il diamante, tagliente come una lama, oscuro come il presente. Rock’n'roll, country, soul e jazz: in un concerto di Dylan c’è compressa tutta la storia della musica americana. Cane rabbioso e poeta sublime, Charley Patton e Arthur Rimbaud, elettricità e contrabbasso, Rollin’ And Tumblin’ e Lay, Lady, Lay, rabbia e amore. Ebbene sì. Anche oggi, nel 2008, incontrare Abramo, Georgia Sam e Mack the Finger è una gran bella esperienza. Dove? Sulla Highway 61, naturalmente. Immortale.
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- le recensioni del concerto sul sito ufficiale italiano Maggie’s farm
Colpito nel segno
Mercoledì scorso un gruppo di no-global riconducibili al centro sociale Rivolta hanno occupato la sede della Lega Nord di Mestre. O meglio, l’hanno sgomberata: hanno portato in strada tutte le cose che erano all’interno della piccola sala, tavolini, sedie, stampanti, pc, ecc. L’iniziativa, conclusasi senza incidenti, è stata pensata come risposta alla manifestazione della Lega contro la costruzione di un campo nomadi per i Sinti a Favaro Veneto.
Io, che non ho mai avuto simpatia per i no-global, non condividendo i loro ideali e i loro strumenti politici, questa volta dico “ben fatto!”. Seppur ancora ai limiti dell’azione violenta - per il mio personale sentire già un poco oltre - i disobbedienti hanno deciso questa volta di disobbedire in maniera, in primo luogo, simbolica. Invece di menare mani o imbrattare muri, hanno messo in scena uno sgombero simbolico ai danni di chi ama e predica - e talvolta addirittura pratica - gli sgomberi reali. Sventolando le bandiere con il leone di San Marco, hanno ridisegnato in un solo colpo l’identità veneziana, imbruttita da anni di becero propagandismo razzista. Rovesciando sulla pubblica piazza i simboli dell’avversario, ne hanno sgranato per un momento l’immagine, mostrandoli in tutta la loro, banale, arbitrarietà. Mettendo in campo una vera e propria azione di ribaltamento semiotico della cultura dominante, hanno colpito nel segno: la cittadinanza si è riflessa. Davvero ben fatto.
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- la notizia sul sito de L’Unità: www.unita.it/view.asp?idContent=76003
- la foto è tratta dal sito del Global project, non credo mi faranno questioni sul copyright.
Una strana migrazione
55.000 posti degli 80.000 contenuti del nuovo stadio olimpico di Londra verranno trasportati a Chicago. Dopo la lunga traversata atlantica, andranno ad ingrandire il Washington Park, lo stadio della capitale dell’Illinois che – secondo tutte le previsioni – ospiterà i Giochi nel 2016. Sul sito del Guardian tutti i dettagli di questa strana migrazione , ovvero qui
Il progetto di uno stadio smontabile rientra in una nuova strategia nell’organizzazione dei Giochi, volta a portare le Olimpiadi – quale evento politico-culturale di portata globale – in ogni angolo del pianeta, anche in quei paesi in cui la costruzione delle infrastrutture necessarie sarebbe, in condizioni normali, economicamente impensabile. Nuova strategia che, se applicata, potrà comportare importanti ricadute in ambito politico (promozione dei diritti civili e cooperazione tra gli Stati) ed economico (turismo). Ma c’è dell’altro. Forma avanguardistica di riciclaggio edilizio, il progetto “Stadium for sale” spalanca la strada ad una nuova idea di urbanismo, non più pensato solamente in termini di costruzione/distruzione degli spazi ma anche – laddove possibile e conveniente – in termini di riutilizzo/spostamento. Una idea più vicina, forse, al nuovo paradigma ecologista?
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