Finiamola coi retroscena
Entro anch’io nel dibattito che impazza nella blogosfera (v. ad esempio qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui e poi di nuovo qui e qui). Concita De Gregorio è diventata direttrice de l’Unità. A costo di sembrare banale, sintetizzerei la vicenda come segue. leggi avanti
A tre mesi dall’acquisto della storica testata, il nuovo editore de l’Unità Renato Soru, presidente Pd della Ragione Sardegna e fondatore di Tiscali, ha deciso di cambiarne la direzione. E’ facoltà inalienabile di un editore libero e l’ha esercitata. L’ha esercitata sostituendo la coppia Colombo-Padellaro, da sette lunghi anni alla direzione del giornale, con la nota giornalista di Repubblica: 45 anni, toscana, apprezzata giornalista e raffinata scrittrice. Cambiando la direzione di un giornale si cambia naturalmente anche la direzione verso cui quel giornale va, è fisiologico: dietro il cambio ci sta una scelta editoriale, insieme imprenditoriale, culturale e politica. Una scelta, un cambio di rotta, una decisione. Nel caso in cui questa decisione fosse stata influenzata dai dirigenti del Pd, non ci troverei nulla di strano nè di peloso nè di illegale nè di immorale. Mi stupirei piuttosto se questo non fosse avvenuto. Un editore ascolta i consigli di chi gli pare e investe i suoi soldi nel prodotto che ritiene più valido. Fine della storia. Fine della scena.
Ieri, nel giorno del suo insediamento all’Unità, la neo-direttrice scrive nell’editoriale: “Credo che abbiamo avuto a sufficienza retroscena per aver voglia di tornare a raccontare, meglio e più onestamente possibile, la scena”. Io lo spero, ma sarà dura. I retroscena, oggi, attizzano e vendono molto di più.
—
- l’editoriale, devo dire molto bello e intenso, della De Gregorio può essere letto qui
- qui l’equilibrato - e furbo - intervento di sua simpatia Flores d’Arcais.
- oltre al cambio di direzione, all’Unità urge un nuovo progetto grafico. E’ in cantiere, speriamo bene.
- “Nel caso in cui questa decisione fosse stata influenzata dai dirigenti del Pd, non ci troverei nulla di strano”… Sto litigando con i congiuntivi, aiuto! Forse la consecutio temporum è sbagliata, forse no, non capisco, qualcosa non torna. O no?
9 Comments so far
Leave a reply




Se il cantiere è come quello del PD prendete un po’ di pale perché alla fine rimarranno le macerie.
Che tristezza il quotidiano di Gramsci nelle mani di Soru e Walter.
caro mario, ben venuto. ti sento molto ottimista, sono contento. una domanda: chi vedresti alla guida dell’Unità quale degno erede - erede, non mero epigono - di Gramsci?
sai com’è, visto con gli occhi della nostalgia tutto è triste..
Finalmente. Dopo due giorni di polemiche capziose e talvolta persino becere e volgari contro la De Gregorio e l’Unità ho trovato un articolo che, non solo condivido, ma finalmente pure oggettivo.
Se il giornale di Gramsci non è degno di Soru e di Veltroni perché lo dovrebbe essere di Travaglio&Colombo?
A volte quanto leggo di Gramsci di qua, Gramsci di la, Gramsci così… mi viene il dubbio se qualcuno lo ha mai davvero letto?
Saluti, Leftorium.
Il tema è se la cacciata di padellaro, assolutamente non giustificata se non per l’acquisita facoltà di soru, sia parte di una strategia per omologare anche l’unità.
Vorrei continuare a comprare un giornale che ogni giorno denuncia le assurdità di questo paese, il berlusconismo galoppante della nostra politica, quanto è assurdo avere calderoli in parlamento.
Spero che Concita non si presterà a quest’operazione.
ps spero tanto che non rimanga solo di pietro a denunciare certe cose in un certo modo. vorrei lo facesse il pd.
caro Leftorium grazie dell’apprezzamento. sì anche io ho l’impressione che citando Gramsci ovunque e a vanvera, lo si abbia di fatto rimosso, ridotto ad un consunto stereotipo, ad un feticcio comodo per la disputa più spiccia ma inutile per un’interpretazione onesta del contemporaneo. il riutilizzo del pensiero gramsciano da parte, ad esempio, di Foucault e dell’area dei cultural studies ci potrebbe invece insegnare molto.
caro Martino, il rischio dell’omologazione c’è, eccome, anche se non l’ho vedo affatto in questa operazione, anzi. di fatto non sappiano ancora che giornale dirigerà la De Gregorio, staremo a vedere. non sarà certo un bollettino di guerra e neanche un manuale di ortodossia, ma sono certo che, dove risulterà necessario, ci saranno la denuncia e la battaglia. esiste un modo - profondamente di sinistra - di raccontare e di vivere l’Italia odierna che è diverso dal modo Di Pietro: spero che sarà questo modo altro ad avere spazio nella nuova Unità. “E’ questa la nostra storia, questo è il nostro posto”.
scusate ma a me fa strano, e nessuno ne parla, che uno fra i più grandi quotidiani italiani sia in mano a un importante esponente politico.
il conflitto d’interesse vale solo per berlusconi?
marco, tu scrivi
“Renato Soru, presidente Pd della Ragione Sardegna e fondatore di Tiscali, ha deciso di cambiarne la direzione. E’ facoltà inalienabile di un editore libero e l’ha esercitata”
il prblema non è della libertà dell’editore è che l’editore è anche presidente della regione sardegna!
caro Ragù, il pericolo effettivamente c’è e - devo ammetterlo - la faccenda mi mette un po’ in imbarazzo. ragionando in astratto, nella coincidenza nella medesima persona di ‘potente uomo politico’ e di ‘editore di un giornale’ c’è evidente conflitto di interessi. in Italia, come tutti ben sappiamo, non ci sono leggi che regolamentano in maniera seria questa materia ed è, come tutti ben sappiamo, una ferita aperta nel cuore del nostro ordinamento democratico. la materia è e rimane spinosissima: i limiti tra legale e illegale vanno stabiliti in maniera oggettiva, anche se sono spesso sottilissimi.
ora, nel concreto, essere Presidente della regione Sardegna ed, insieme, editore del quotidiano nazionale l’Unità significa ricoprire due cariche incompatibili? non mi sembra così evidente, nè così scontato. o mi sbaglio? considerando anche il fatto che Soru è stato eletto per la carica di governatore nel 2004 e che l’anno prossimo scadrà il suo mandato, egli non può diventare - oggi, maggio 2008 - un editore? cioè, se è vero che un editore non può diventare un politico, nella stessa maniera vale anche il contrario? entro quali limiti?
non sono certo un giurista, ma mi sembra che tra il caso Soru e il caso Berlusconi non ci sia soltando una - innegabile, evidentissima, colossale - differenza di grado, ma anche una differenza di natura. di sostanza giuridica.
Ciao Marco, francamente non vedo nessuna diversità nella differenziazione temporale che fai, cioè che prima uno diventa proprietario e poi politico e viceversa. Il punto è che sia uno che l’altro possono influenzare l’opinione pubblica attraverso i loro giornali. Soru potrebbe fare una edizione dell’unità della sadegna ad esempio. Poi non credo che lo farà, probabilemente ha preso l’unità in quanto imprenditore “d’area”.
Poi ci sono anche tutte le differenze di merito: Soru non è Berlusconi, uno fa le legi salvacoste, l’altro il condono edilizio. Di differenza ce ne passa. Oggi in italia di problemi ce ne sono molti, ma diveneterebbe un grosso problema se ci sembrasse normale che un politico si può comprare i giornali solo perchè sta dalla nostra parte (con che faccia vai a fare la legge sul conflitto di interesse poi?(anche se non accadrà mai, lo sappiamo)) o solo perchè berlusconi, comunque, fa peggio.
[…] come detto, a raccontare la scena, e non soltanto i retroscena. Rispetto a quanto detto qui e coerentemente con quanto lì si diceva, le cose a l’Unità hanno dunque iniziato a muoversi […]