Ci siamo
La nuova Unità ha finalmente una faccia. Bella, forte, libera, essenziale, impegnata, coraggiosa. Non un nuovo giornale ma un giornale nuovo. E di sinistra. Ci siamo. leggi avanti
A Roma in tantissimi. Volti, corpi, colori, Foa, l’Inno, Saviano, la paura madre del razzismo, l’antifascismo. “L’Italia, signor Presidente del Consiglio, è un Paese antifascista”, “La democrazia non è un consiglio d’amministrazione”. Anche qui, con rinnovata convinzione, ci siamo.
La protesta Stop-Gelmini ha coinvolto anche la Normale di Pisa. Non accadeva dal Sessantotto. La contestazione aumenta, sono in tanti, siamo in tanti. Decisamente, ci siamo.
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12 Comments so far
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Grazie per il link al mio sito e per i complimenti!
Ciao!
grazie a te dell’analisi. ma ora come proseguire? come ripartire? la rottura con Di Pietro sarà definitiva? e con la sinistra sinistra?
Rottura: fenomeno caratterizzato dalla disgregazione dei legami chimici che tengono uniti e coesi gli atomi costituenti il materiale. tali legami vengono rotti per effetto di una sollecitazione esterna troppo intensa.
Sinistri: gli stessi danneggiati spesso non sanno come comportarsi, nè conoscono i diritti e le richieste che possono far valere. si consiglia pertanto la consulenza per una corretta analisi della denuncia del sinistro in funzione delle modalità di accadimento.
Posso non sentirmi molto rappresentanto da Cloro?
In ogni caso a me il segno politico della manifestazione e dei giorni immediatamente successivi: Veltroni prova a recuperare consensi buttando a mare un anno di veltronismo. Bisognava dialogare con Berlusconi e ora invece gli si va in piazza contro, bisognava lasciar perdere le vecchie liturgie della sinistra e invece si fa una bella manifestazione con le corriere della Cgil e il comizio finale del leader, bisognava andare da soli e ora invece per l’Abruzzo si è già fatto l’accordo con Di Pietro e se ne preparano altri…
A me va benissimo, sono tattiche, e le tattiche cambiano. Mi chiedo però cosa ne pensi aveva visto in quelle tattiche addirittura “la nuova politica”…
“Bisognava dialogare con Berlusconi e ora invece gli si va in piazza contro”
bisognava dialogare per fare le riforme istituzionali: le riforme delle regole del gioco si fanno con gli avversari. chi era l’avversario si sapeva, ma un tentativo lo si doveva fare. non credo sia difficile capire che senze riforme istituzionali (legge elettorale, riforma delle camere e dei regolamenti parlamentari) l’Italia rimarrà per sempre impantanata, stretta tra il macchinoso parlamentismo del secolo scorso e decisionismo autoritario dell’era post-democratica populista.
“bisognava lasciar perdere le vecchie liturgie della sinistra e invece si fa una bella manifestazione con le corriere della Cgil e il comizio finale del leader”
manifestare non può essere considerata una vecchia liturgia, è uno degli elementi portanti della democrazia e non potrà che esserlo anche in futuro. nessuno ha mai detto il contrario. diventa vuota liturgia quando ci si limita ad urlare, quando ci si picchia con la polizia vestiti da Ufo Robot, quando diventa una manifestazione tutto slogan e niente cervello (V-day, No-Cav, ecc).
“bisognava andare da soli e ora invece per l’Abruzzo si è già fatto l’accordo con Di Pietro e se ne preparano altri”
lo sai benissimo che un conto è la politica nazionale, un altro conto è la politca locale. la scelta di andare da soli non deve diventare il cappio con cui impiccarsi. si trattò allora di una scelta forte volta al rinnovamento dell’assetto politico nel suo complesso, volta a capire cosa fosse il riformismo italiano e dove potesse arrivare. si è rivelata, a mio avviso, una scelta fondamentale, ma ora non può e non deve trasformarsi in baluardo ideologico.
“A me va benissimo, sono tattiche, e le tattiche cambiano. Mi chiedo però cosa ne pensi aveva visto in quelle tattiche addirittura “la nuova politica”…”
pensa che i processi non sono mai lineari ed univoci, tantomeno in politica. pensa che le tattiche certamente cambiano, ma la strategia di fondo no: l’elaborazione del riformismo italiano. sono certo che Veltroni abbia questo in mente e che in questa direzione stia lavorando (tra protagonismi, antagonismi, cesari, tribuni, urlatori, predicatori e cassandre… rotture e sinistri, grazie Conrad): non ha buttato in mare proprio nulla e, anzi, dopo la manifestazione al Circo Massimo la barra del timone pare più ferma e la navigazione più decisa.
La memoria corta è l’anima della politica, per carità. Ma ti ricordo che un anno fa Veltroni si faceva fotografare mentre stringeva la mano a Berlusconi (con Prodi a palazzo Chigi) dopo aver concordato con lui una legge elettorale con sbarramento altissimo e senza preferenze, mentre ora grida all’assalto alla democrazia per una versione moderata della stessa legge. E in campagna elettorale diceva spesso e volentieri che andavano fatte insieme non solo le riforme istituzionali, ma anche e soprattutto quelle economiche. Per non parlare dei primi mesi di legislatura, durante i quali la soluzione per tutto era “il dialogo”. Mentre ora tutto quello che fa il governo, anche le misure anticrisi imposte dalla Bce, è improvvisamente criminale. Va benissimo, le tattiche cambiano. Basta imparare a prenderle meno sul serio: sono tattiche, non svolte epocali.
Sulle manifestazioni farei una bella rassegna di tutto quello che è stato detto dagli attuali rivoluzionari del Pd quando erano al governo, ma stendiamo un velo pietoso. Più recentemente ti ricordo l’atteggiamento del democratico Paolo Costa con i vicentini o le dichiarazioni dell’autore del programma del Pd (”scendiamo in piazza a sostegno del governo”) e del suo responsabile comunicazione (”manifestare spaventa i moderati”). Poi, si sa, le proprie manifestazioni sono sempre civili e piene di significati, mentre quelle altrui sono “tutto slogan e niente cervello”…
Sull’alleanza, fammi capire: dire che andare da soli era “una scelta forte volta a capire cosa fosse il riformismo italiano e dove potesse arrivare”, “ma ora non può e non deve trasformarsi in baluardo ideologico” significa a dire che una volta visto che il riformismo italiano è una forza minoritaria e da solo non arriva da nessuna parte, ora si torna indietro? No, perché, volendo, lo si sapeva anche prima…
Scusa se non commento l’ultimo capitolo, ma è un atto di fede in Veltroni, e non mi sento proprio di poterlo contraddire.
la svolta non è andare in piazza nè il non esserci andati prima, nè il dialogo, nè la fine del dialogo: queste sono, come dici giustamente, tattiche legate alla congiuntura politica. la svolta è la nascita del Pd come soggetto riformista che unisce diverse blabla bla..
dopo il disastroso governo Prodi, il Pd prende - al primo tentativo - il 33% dei voti. un nuovo partito che in un sol colpo riesce a riformare l’architettura politica di un intero paese e a prendere oltre un terzo dei consensi: questo mi sembra, oltre che un buon risultato, un ottimo test per valutare, anche in prospettiva futura, la forza del nuovo soggetto.
prendendo atto di questa trasformazione e di questo risultato, Angius e i socialisti hanno iniziato a muoversi verso il Pd, parte dei Verdi pure, Sd non esiste praticamente più, il Prc si è spaccato esattamente in due. non ti nego che la mia speranza - l’avrai intuito - è quella di un dialogo con l’area Vendola e NON con l’Udc. non si tratta di tornare indietro: sono gli altri che tentano di raggiungere il Pd che ora sta dieci metri avanti
“Un nuovo partito che in un sol colpo riesce a riformare l’architettura politica di un intero paese e a prendere oltre un terzo dei consensi”. Io vedo un partito che prende gli stessi voti di prima, e la cui unica grande riforma è la distruzione di gran parte di ciò che stava alla sua sinistra. Nessuno è avanti, al massimo qualcun altro è stato ricacciato indietro. Capisco che tu possa considerarlo un effetto collaterale poco interessante, ma addirittura compiacertene come di un grande risultato mi sembra di una miopia politica da Ferrando: io posso anche stare maluccio, basta che il mio vicino stia peggio di me, così posso vederlo litigare con sua moglie per chiedermi l’elemosina…
[…] e cattive notizie Qui si è parlato bene della nuova Unità, nei confronti della quale ero piuttosto scettico, un […]
dopo Stalin, Clinton, la Chiesa, ora Ferrando, fantastico!
la mia idea è che la Sinista sinistra si sia condannata - teorizzando cose del tipo “con il governo ma anche contro”, affossando qualsiasi accenno di riforma, coservando di fatto l’esistente, perdendo contatto con la base, urlando e strepitando contro tutti, dando di sè un’immagine terrificante - con le sue mani a scomparire dal Parlamento. lo so che ora è più facile cercare la causa della disfatta all’esterno, dando la colpa a Veltroni, ma un minimo di autocritica sarebbe consigliato.
detto questo, mi sembri preoccupato (stizzito?) davanti all’eventuale ipotesi dialogo Pd - ala Vendola. secondo me è molto più che un’ipotesi: la spaccatura all’interno del Prc è evidente e mi sembra molto di più che un banale litigio tra moglie e marito. anche qui, se vuoi attribuire la spaccatura a Veltroni sei libero di farlo naturalmente, ad ogni modo io non mi compiaccio proprio di nulla. constato la spaccatura e la valuto positiva per diverse ragioni.
cosa fare da grandi? il partito-di-governo o il partito-di-lotta-e-di-opposizione-perpetua-contro-l’imperialismo-del-capitale-mondiale? posizioni leggittime entrambi, ci mancherebbe, ma posizioni diverse e alternative. Vendola, forte anche dell’esperienza pugliese, mi sembra abbia scelto una strada ben precisa, Ferrero l’altra. e la strada che ha scelto Vendola può portarlo al dialogo con il Pd, quella che ha scelto Ferrero no. tutto qui.
Guarda che non sono io a dare la colpa a Veltroni. Sei tu che hai rivendicato come risultato del Pd lo sfacelo a sinistra. E ora cambi discorso, per non parlare delle difficoltà del Pd, parli di quelle del Prc. Benissimo, no problem, ti rispondo: non mi preoccupa assolutamente la possibilità di un dialogo tra il Pd e Vendola, semplicemente perché non esiste.
Il Pd non ha alcun interesse a dialogare con un gruppo che non esiste per l’occupazione di uno spazio politico che non esiste. La sinistra moderata di governo in Italia c’è già, ed è nel Pd. Io posso non considerare il Pd un partito di sinistra, ma la maggioranza degli elettori italiani di sinistra la pensa diversamente. Perciò le possibilità a mio parere sono due: entrare nel Pd o costruire un’alternativa.
È per questo che Vendola non ha fatto la scissione, perché non saprebbe dove andare. Se ne sta lì, a fare una battaglia di logoramento interno, nella speranza che a Ferrero vada storto qualcosa e che quindi si riapra per lui uno spazio che è chiuso. Non è chiuso da me, da te o da Ferrero, ma dalla realtà. Perché mai Veltroni dovrebbe allearsi con un Veltroni 2?
L’alleanza si tra diversi e per reciproca convenienza, non tra simili e per amicizia.
[…] prefigurato un simile scenario in tempi non sospetti. Oggi tutto questo è possbile, basta […]