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Medical affairs

apparato

Mi tiro subito fuori dal giochetto per anime pie “apparato o non apparato questo è il dilemma”. Tanto efficace sul piano drammaturgico quanto inconsistente su quello politico: ognuno ha gli apparati che si merita, li cura come può e li usa come sa. Pensate che pure io ne ho uno, di solito piuttosto efficiente ma che in questi giorni, mannaggia a lui, mi ha dato un sacco di problemi. Ma con i consigli di un buon dottore (meglio sarebbe andata con un chirurgo di fama internazionale), la giusta dieta e una serie di interventi esogeni (i fermenti lattici hanno fatto il loro dovere), è tornato alla sua naturale funzionalità. Certo, poi ci vuole anche del fegato. leggi avanti

Anche perchè, lo sapete, le velleità massimaliste (”Noi direttisti pensiamo da anni che la soluzione sia solo nel tentare il colpo d’anca”) a me danno l’orticaria. A maggior ragione se collocate all’interno di un organismo che si chiama Partito democratico e, più in generale, all’interno di uno scenario che si chiama riformismo italiano. Insomma, parliamo dei programmi che è più serio, e lasciamo da parte i discorsi sulle macchinazioni che si nasconderebbero dietro a sponsors e apparati. Parliamo dei programmi che è più serio, che se sono tre corriamo pure il rischio di vedere un congresso vero. Proviamo per una volta a parlare di politica, delle candidature e delle piattaforme su cui si fondano, e lasciamo perdere i retroscena. Bene. Non c’è che dire, il manifesto mi entusiasma: “Crediamo nella cultura del merito, nella laicità della Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti”, “Per una scuola come principale strumento per la formazione e l’integrazione dei nostri figli”. Istruzione, integrazione e diritti civili per tutti: questa è esattamente la mia piattaforma, e non da oggi. E’ questa la Sinistra che pretendo e l’Italia che ho nel cuore. Io ci sono: tutta la vita con Ignazio Marino.

  • L’idea dei Piombini di rompere le uova nel paniere promuovendo la candidatura di una personalità come Marino mi sembra assai saggia. Come detto altrove quell’area non ha (ancora?) la forza per esprimere un leader capace di battersi in un congresso.
  • Comprendo le preoccupazioni romane di Cristiana Alicata, ma sono troppo persuaso dell’onestà e dell’intelligenza dell’uomo Marino per lasciarmi distrarre. Sono certo che rimarrà sul pezzo: laicità, diritti, istruzione.
  • Civati mi sembra persona in gamba. Si merita il mio appoggio anche solo per la splendida definizione che ha trovato per la candidatura di Marino: “candidatura socratica“.
  • Secondo me l’impetuosa Debora si sta mangiano le mani per la sua frettolosa adesione alla mozione Franceschini. E ora cerca di aggiustare il tiro ripetendo una serie di sciocchezze anti-apparato contro Bersani.
  • Noi saremo pure “dilettanti allo sbaraglio“, e infatti ci affidiamo ben volentieri alla guida di un professionista. Ma what about you? E what about il vostro 3%?
  • Fassino, che delusione. Coordinatore della mozione Franceschini, appoggiata non dimentichiamolo anche dall’area dei coraggiosissimi libdem (Rutelli, Lanzillotta, Gentiloni, Binetti, Realacci, ecc.) che punta dritto dritto all’alleanza con l’Udc (inaccettabile), pare abbia brutalmente etichettato la candidatura di Marino usando quell’incomprensibile termine tanto caro a Buttiglione e al Vaticano: laicista.
  • A Bolzano ha funzionato. Il Congresso lo ha vinto un chirurgo di prestigio e di grande spessore culturale e politico (Antonio Frena), che, tra le altre cose, ha lavorato presso l’Istituto di Patologia Chirurgica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma sotto la guida del Prof. Ignazio Marino.
  • Per votare il proprio Segretario, ci ricorda il buon Marino, è sufficiente iscriversi presso il Circolo più vicino. Per conoscere il circolo più vicino clicca qui.

24 Comments so far

  1. masaccio Luglio 9th, 2009 9:57 am

    Non solo la provocazione è meschinella, ma non so neanche a chi convenga metterla su questo piano: quelli che ho definito “dilettanti allo sbaraglio” (i cosiddetti “piombini”), se si candidassero alle elezioni, lo vedrebbero col binocolo, il 3%… Ma non lo sapremo mai, dato che non hanno il coraggio di candidarsi neanche al congresso, figuriamoci alle elezioni.

    Detto questo, ben venga Marino, per quanto mi riguarda. Ho espresso il timore, argomentato, che l’operazione finisca solo per drenare via voti di sinistra a Bersani per poi portarli in dote a Franceschini. Ma sarò ben lieto di essere smentito. Trovarsi ad appoggiare, al ballottaggio, il candidato della Binetti, sarebbe imbarazzante, ne converrai.

    Mi compiaccio del fatto che consideri “inaccettabile” l’alleanza con l’Udc. Sono completamente d’accordo, per motivi morali (Cuffaro su tutti) prima che politici. Spero che Marino sappia dire una parola chiara anche su questo tema.

  2. masaccio Luglio 9th, 2009 10:02 am

    Ah, mi sono dimenticato di scrivere che il manifesto di Marino è davvero bello. L’elogio del centralismo democratico mi ha, sinceramente, commosso.

  3. lorenzo Luglio 9th, 2009 12:08 pm

    Aggiungo a quanto detto da masaccio: se invece di parlare di programmi parlassimo del modo di realizzarli, e facessimo scegliere gli elettori su quella base piuttosto che trascinandoli con una retorica falso-modernista il 3% sarebbero in molti a vederlo col binocolo.
    Purtroppo.

  4. andreas perugini Luglio 12th, 2009 8:52 am

    Marino ha posto una questione sacrosanta: come è stato possibile che a guidare un circolo del PD ci fosse arrivato uno stupratore come Bianchini già condannato 13 anni fa per crimini così gravi!?
    Le reazioni della dirigenza del partito, Sarracchiani compresa, sono state completamente sbagliate, in puro stile partitocratico italiota. Invece che gridare allo scandalo per lo stupratore dirigente, si grida allo scandalo del candidato (Marino) traditore che offende i tanti iscritti. Come dire che l’immagine non è già stata lesa dallo stesso Bianchini e da chi ha permesso la sua, sia pur modesta, carriera politica. Invece che approfittare dell’accaduto per verificare i curricula di chi dirige i circoli si preferisce azzittire una voce critica che solleva una questione reale e, a mio avviso, vitale per il PD: MALE, MOLTO MALE!

  5. marcoba Luglio 13th, 2009 7:35 am

    @ masaccio, è solo questione di misura. la misura in democrazia conta molto e può anche essere quantificata. in questo caso ci aggiriamo attorno ad un rapporto di 1 a 9, non so se capisci. dunque mi sta benissimo l’attenzione che i media, le persone, i blogger, la Sinistra radicale dedicano al Congresso del PD e alla sua democrazia interna, essendo il PD un grande partito, a cui nel bene e nel male è collegato il futuro dell’Italia e della Sinistra. mi stanno bene anche le critiche, quando hanno la misura della realtà. mi infastidiscono invece le lezioni dall’alto verso il basso (”dilettanti allo sbaraglio”, “il topolino e la politica”, ecc) che provengono da chi, considerato lo stato in cui versa la propria casa di appartenenza, non se le può permettere: pronte a certificare le pagliuzze altrui dimenticandosi delle travi conficcate nei propri occhi. il più classico dei “ma da che pulpito”, insomma. se vogliamo parlare del ricambio della classe dirigente, perchè non mi parli dei giovani di Prc o degli altri tre quattro partiti comunisti? della fiera battaglia per difendere le ultime sedi del ex Pci dalle grinfie dell’ultimo (per ora) scissionista Marco Rizzo? il fatto è che, se si parla sempre e solo del PD, ciò significa che da quell’area non pervengono notizie degne di nota? segnali di vita? noi ci siamo scelti un candidato fuori dalle normali logiche della politica (consci di non poterlo esprimere direttamente) e cerchiamo di portarlo al Congresso. dilettanti, bene. e voi? ancora impigliati nelle futuriste scazzottate con la polizia, ma poi?

    @ masaccio, non so su che base tu possa dire che “l’operazione Marino finisca solo per drenare via voti di sinistra a Bersani per poi portarli in dote a Franceschini”, ma posso assicurarti che io, come tanti altri con cui ho parlato, porterei casomai il mio voto in dote a Bersani.

    @ lorenzo, temo di non seguirti nel ragionamento. una volta che si stabilisicono i programmi, si parlerà anche del modo di realizzarli. prima bisogna parlare dei programmi, però. di solito poi i programmi si portano in Parlamento e si cerca di trasformarli in disegni di legge. tu hai qualche altra idea? ad ogni modo per poter fare ciò, bisognerà fare delle alleanze. e la mia posizione è, come già detto, mai con l’UDC. come si fa a costruire una piattaforma sui diritti civili e poi ad allearsi con il cattolicesimo più integralista e dogmatico?

    @ andreas, sono contento che anche a te stia a cuore la moralità del PD. come sono contento che apprezzi la linea tenuta da Marino in questa vicenda. vi segnalo, a te e agli altri Sinistrati appassionati alle vicende del PD, questo articolo di Flores D’Arcais perchè mi ha impressionato: “questi milioni di cittadini dovrebbero agire utilizzando strumentalmente i partiti esistenti tutte le volte che se ne offra una effettiva, ancorché piccola, occasione. Dovrebbero considerare, in forma permanente, tali partiti degli attrezzi usa e getta”. che dire?

  6. Elena Luglio 13th, 2009 1:06 pm

    @marco
    a me pare che il fatto che i piombini si siano scelti un candidato come marino è la dimostrazione che anche loro credono che valgano molto di più le alleanze (anche quelle che non si riescono a fare) che i programmi.
    Ma davvero pensate che Marino segretario potrà fare di testa sua e non dover fare accordi con le altre correnti (Chiamparino ha ragione a dire che il PD soffre di correntismo)?
    E come si fa a non vedere nella scelta dei piombini di mettersi sotto l’egida di marino un tentativo di mascherare la paura per la limitatezza delle idee e del loro programma (sottolineo, paura per e non effettiva limitatezza)?
    Dilettanti della politica mi va benissimo (e molti non lo sono essendo molto svegli in termini di strategie politiche) ma a 40 anni, come molti di loro hanno, doversi trovare un portavoce di 60…. Se Blair è ancora un modello, era segretario dei Labour a cosa? 43?
    Un po’ di coraggio, suvvia. Se poi si perde si saprà di aver perso con le proprie gambe.

  7. masaccio Luglio 14th, 2009 1:40 pm

    Marco, non perseverare nell’equivoco. Quelli ho definito “dilettanti allo sbaraglio” sono molti molti molti meno degli iscritti ai partiti di sinistra in questo paese, e in nessuna elezione democratica si avvicinerebbero neanche lontanamente al 3%. Lo sanno, e infatti non ci provano neanche, a presentarsi alle elezioni.
    Che poi il Pd sia più grande del Prc o del Pdci o di Sd o dei Verdi, mi pare un’osservazione non particolarmente originale. Nello sfacelo generale, mi risulta che la sinistra in un anno abbia raddoppiato il suo consenso. Certo, dopo aver toccato il fondo era quasi fisiologico risalire. Ma una risalita c’è. Mi dispiace che il suo potenziale sia diminuito dal fatto che i progetti in campo, al momento, sono due e incompatibili: Prc e Pdci hanno lanciato una Federazione della Sinistra di Alternativa, ponendo la pregiudiziale della critica al bipolarismo, mentre Sinistra e Libertà ha deciso di consolidarsi all’interno del proprio recinto, ribadendo l’opzione strategica della costruzione di un centrosinistra con Pd e Udc e la pregiudiziale anticomunista.
    Personalmente, pur preferendo il primo progetto, non mi pare che nessuno dei due sia assolutamente in grado di avere successo. Mi piacerebbe che, come dice Ferrero, si creasse un terzo polo a sinistra, ma siccome il mio mestiere non è il segretario di partito, ammetto senza remore che in questo momento non ne vedo le condizioni. Dal mio punto di vista, è l’ora del lavoro sociale, la presenza di un orizzonte collettivo di critica e cambiamento all’interno della società italiana va costruita in tanti modi, dalle associazioni ai comitati, dalla protesta di piazza ai think tank. Non è nelle segreterie di partito, ora come ora, che si possono piantare i semi della sinistra futura.

  8. lorenzo Luglio 14th, 2009 1:55 pm

    Ciao Marco,
    la mia era una provocazione, che vista la tua risposta a Masaccio mi sembra centrata.
    Ritengo infatti che tutti i punti da te elencati come fondanti siano presenti, con molti meno compromessi, nei programmi della sinistra “a sinistra del PD”.
    Il problema, che ritengo comune, è la mancanza totale, da ambo le parti, di prospettive concrete per portarli avanti.
    In questo senso,guardando al concreto, mi sembra che tra sinistra “radicale” e PD l’unica differenza stia in una retorica del PD decisamente più efficace, che fa apparire tutto quello che sta alla propria sinistra come vetusto e antimoderno.
    Per cui, se si andasse alla sostanza delle cose, il 3% lo vedrebbe pure il pd.
    E, ho aggiunto in coda, purtroppo, visto che al momento non mi pare di vedere, da entrambe le parti, una capacità di elaborazione politica tale da riportare in esistenza una sinistra davvero tale.
    Ciao
    Lorenzo

  9. marcoba Luglio 15th, 2009 8:05 am

    @ Elena, Marino ha 54 anni. se i Piombini lo hanno scelto è, come detto, perchè sanno in tutta onestà di non essere in grado di esprimere un leader e hanno trovato in lui le idee chari e forti che meglio li rappresentano. se Marino diventerà Segretario (improbabile) vorrà dire che avrà la maggioranza e sarà legittimato a condurre il Partito sulla base di quei principi. se perderà, saprò di avere fatto la cosa giusta sostenendolo e di aver perso sulle mie gambe.

    @ masaccio, sottoscrivo senza remore il tuo manifesto: “è l’ora del lavoro sociale, la presenza di un orizzonte collettivo di critica e cambiamento all’interno della società italiana va costruita in tanti modi, dalle associazioni ai comitati, dalla protesta di piazza ai think tank”. sono pienamente d’accordo con te e lo sai. ma questa prospettiva non è sufficiente e soprattutto non esclude l’altra (quella della politica istituzionale), anzi. credo che i processi vadano governati anche dall’alto, secondo le tradizionali vie della rappresentanza, fulcro della “logica del moderno”. è per questo che penso che il progetto PD sia l’unica vera alternativa allo stato di cose esistente: è per questo che mi impegno per migliorarlo e rafforzarlo.

    @ lorenzo, parlando di retorica, la retorica del “senza compromessi” mi è sempre stata indigesta, perchè banalmente illusoria. il compromesso (meglio sarebbe dire la sintesi) è il cuore della politica: basterebbe citare Berlinguer. il fatto è che le persone sono tante, molto diverse le une dalle altre, ognuna con i propri interessi, le proprie qualità, le proprie piccole verità e vanità: senza sintesi non c’è governo delle cose, non c’è società, c’è solo polverizzazione dello spazio pubblico. quella polverizzazione che porta un partitucolo di quattro anime ad un fiero 3%. detto questo, fermo restando che nè tu nè io possediamo la verità, mi piacerebbe che mi illustrassi, forte della tua indubbia capacità di elaborazione politica, la “sostanza delle cose” che sfugge a tutti: questo blog te ne sarebbe infinitamente grato.

  10. lorenzo Luglio 15th, 2009 1:33 pm

    Sulla nullità sostanziale del PD c’è solo da sbizzarrirsi.
    Dai famosi 12 decreti legge che Veltroni preparò sperando nella vittoria (ho letto quello sulla precarietà, il famoso “primo atto”, proprio per vedere la “sostanza” del PD al di la della mia antipatia per la forma, leggi “voto utile”), alla mancanza di posizioni sui temi etici, ovvia se il compromesso è non sugli interessi, le vanità, le qualità, ma sui valori fondanti.
    Fin troppe volte la “sintesi” è diventata “assenza di principi”.

    In breve: la rinuncia del PD a difendere i diritti, sostituendoli con gli ammortizzatori (a tutti i livelli), è ripianata solo dalla straordinaria capacità di polverizzare tutto ciò che sta alla propria sinistra, bollandolo come superato, senza un minimo argomento di fatto.

    Aiutato in questo dalla scelta della sinistra, per me folle, di rimanere ancorata a un linguaggio e dei simboli che si possono pure mettere da parte, quando ormai servono solo a oscurare i contenuti. Mancanza di apertura a una “sintesi” che trovo essenziale, ad esempio con parte del mondo del lavoro autonomo, sfruttata quanto quello dipendente ma
    Questa è la mancanza di concretezza, che imputo anche alla parte per cui “simpatizzo” alla faccia del “fiero 3%”.

    Il tutto detto in breve, male, tagliando con l’accetta e con toni polemici quanto le tue risposte.
    Saluti

  11. marcoba Luglio 16th, 2009 8:39 am

    io amo la polemica, “Polemos di tutte le cose è padre, di tutte re”. e di consguenza ho apprezzato la tua risposta. proprio in questa prospettiva polemologica (potremmo dire dialettica), l’unica cosa che non tollero - e che mi fa imbestialire - è la rivendicazione unilaterale del possesso dell’elaborazione politica. come se io Democratico fossi necessariamente un ebete che gode a rotolarsi nei compromessi, come se tu Comunista fossi illuminato dalla luce della verità. come se la maggioranza delle persone si gingillasse con vuoti giochini e solo pochi eletti possedessero l’accesso alla sostanza, la via verso le madri dell’essere. questo è l’atteggiamento fieramente minoritarista (e sostanzialmente aristocratico) tipico di certa sinistra, quella che ha più interesse a certificare la purezza del PD che non a risolvere le magagne del proprio paese e della propria casa di appartenenza, quello che non è interessato per sua stessa ammissione al governo delle cose ma solamente a una critica dall’esterno: queste ragioni a me paiono sufficienti per bollare quella sinistra come inutile e superata (cosa che del resto ha fatto lo stesso Vendola ). infatti viene spontaneo chiedere, ma quell’undicesima tesi (abbiamo finora soltanto interpretato il mondo, ora si tratta di trasformarlo) che fine ha fatto?

    quanto alle enormi difficoltà del PD, non sarò certo io a negarle. la totale assenza di una linea ferma e decisa in molte occasioni è stata drammaticamente dannosa per la vita degli italiani e non posso che sentirmi corresponsabile di quanto fin qui accaduto. del resto il passo è stato enorme, la fusione di due partiti, di due storie, di due mondi, non può essere compiuta in un mese, nè in un anno, nè in due: occorre un’intera stagione politica. quella travagliata che stiamo vivendo, quella iniziata nel ‘92 e di cui fatichiamo a vedere la fine, quella all’interno del quale si inserisce anche il Congresso del PD e la condidatura di Ignazio Marino. candidatura che, anche se non risulterà vincente, contribuirà in maniera forte a dare un volto più delineato al partito e ai suoi valori fondanti.

    io non dispongo, se per fortuna o purtoppo lo lascio decidere a te, di quella solidità nelle certezze di cui disponi tu. ma questo nostro dibattito spero abbia mostrato, se non altro, che da ambo le parti ci sono persone dotate di ragione. e che dunque la sostanza è equamente distribuita.

  12. lorenzo Luglio 16th, 2009 10:59 am

    Ciao,
    a mente fredda, mi sento di dirti questo:
    sono arrivato qui da malingut, come talvolta capita. Quello che mi ha fatto incavolare e’ stata la frase, buttata li’ con noncuranza, “Ma what about you? E what about il vostro 3%?”.
    Beh, ci ho trovato due aspetti piuttosto fatidiosi.
    Per prima cosa la coglionatura alla Berlusconi di chi e’ numericamente piu’ debole. Nulla di diverso da quando Silvio dice al PD “gli italiani sono con me, la minoranza pensi ai suoi problemi” (con la detestabile riduzione da “opposizione” a “minoranza”, aggiungo).
    Secondo, quel “what about you” fa piazza pulita in tre parole di un dibattito duro, intenso e ti assicuro disincantato sugli errori commessi. Per ritrovarlo, senza scomodare la rete, basta trovarsi in un bar in cui ci siano piu’ di due elettori della sinistra “a sinistra del PD”.
    Capirai che si possa diventare suscettibili (e io capisco perfettamente le tue risposte).
    Detto questo, ho fatto un grosso errore a provocare senza tenere conto delle conseguenze che questo ha quando non ci si conosce e si “parla” tramite una pagina web. Conoscendoci si sarebbe risolto tutto in altro modo, su questo mi permetto di essere sicuro.
    Ho sbagliato ad alzare i toni, e ti chiedo scusa.
    Tantopiu’ che quello che scrivi nell’ultima risposta lo condivido interamente.

    Ciao
    Lorenzo

  13. andreas perugini Luglio 16th, 2009 11:49 am

    È difficile esprimere in poche righe concetti così elaborati e che abbracciano un’intera vita (la mia) o la recente storia del Paese.
    È certamente vero che esiste una sinistra che i “maggioritaristi” amano dispreggiativamente chiamare “minoritarista” e che non si pone in pratica nessun problema di governare ma forse è anche verro c’è una forza un tempo di sinistra, che pretende di governare ad ogni costo e che continua a chiedere all’elettorato una fiducia incondizionata.
    Quindi, vedi, esiste anche una posizione di totale disgusto e rifiuto per un sistema politico-culturale di cui il PD è parte integrante, alter ego del PDL, pilastro della partitocrazia. Personalmente ormai da qualche anno io non voto più e se una volta mi definivo semplicemente di sinistra (penso di aver votato nella mia vita da rifondazione al psi), oggi non ritengo neppure più opportuno definirmi tale in quanto la storia della sinistra è tanto gloriosa quanto squallida ormai. A sinistra si ama pensare (perché i diktat sono stati questi) che il Paese è anomalo e “arretrato” a causa della presenza di Berlusconi e del berlusconismo. Questo è vero, ma credo solo in parte. Direi per un 33%. Mi sono convinto che l’altro 66% è determinato dall’azione del Vaticano ma anche da quella della sinistra “sindacalista” italiana che ha contribuito a creare un paese dove la pubblica amministrazione, che dovrebbe essere il motore di ogni rinnovamento, è invece il fulcro della stagnazione, colmo di sacche di privilegio ed inefficienza tanto indifendibili quanto intoccabili. È puro esercizio arbitrario tentare di sostenere che una causa abbia inciso tanto più delle altre. Ora, a mettere in discussione la PA è dovuto arrivare Brunetta perché a sinistra si è sempre temuto di intaccare il bacino elettorale o perché la miopia ideologica lo ha sempre impedito. Relativamente al Vaticano e alla laicità credo che il PD tra le sue colpe principali abbia proprio l’aver accantonato questi importanti, fondamentali, valori di riferimento. Infine, per Berlusconi ed il berlusconismo il PD a fasi alterne ha rinunciato alla sua “denuncia” ma, peggio, non ne rappresenta un’alternativa proprio perché ha rinunciato anche alla selezione di una classe dirigente morale e all’altezza degli standard europei. Emblematici i casi dell’ancora in carica giunte campane, o la stessa presenza ai vertici dei ministeri finanziari di un ministro, Visco, già condannato per reati fiscali. In quale altro Paese civile sarebbero mai accaduti casi del genere? È fin troppo chiaro quindi che neppure moralmente il PD sembra in grado di rappresentare un’alternativa al PDL. E questo senza neppure soffermarsi sulla lottizzazione della RAI, come di tutte le imprese pubbliche, senza parlare dell’operazione artificiale di fusione dei DS con la Margherita o delle prime primarie (alle quali purtroppo partecipai) presentate come modello di democrazia ma più simili ad una vera farsa dove un solo candidato affrontava avversari che erano nani politici scelti a tavolino dalla segreteria. Alla fine resta fin troppo chiaro il segno di un operazione politicamente sterile e culturalmente deleteria. A partire dal nome lo si evince: chiamare democratico un partito quando siamo in democrazia ed anche gli avversari sono democratici e potrebbero essere repubblicani!? Che senso ha? Cosa vuole comunicare? Un partito democratico avrebbe avuto senso durante il fascismo come quello repubblicano lo ebbe durante la monarchia. Non certo nel 2000! Pressoché tutti gli Italiani sono infatti democratici e repubblicani e dunque l’etichetta non aggiunge nulla al vuoto a perdere.
    Per finire ho sempre pensato che l’ideologia può essere uno strumento utile all’interpretazione della realtà. Diventa deleteria se invece impedisce la lucida analisi dei fatti. Il PD ormai non si può più dire abbia un’ideologia. Non so neppure se abbia chiari programmi politici. Quel che però purtroppo mi sembra rimanga è invece una certa rigidità di partito da parte dei vari militanti. Denoto un eccessivo attaccamento fideistico e dunque scarso senso critico. Mi si potrà facilmente contestare che le mie valutazioni siano ipercritiche. Ne sono consapevole. Però se più Italiani avessero maggiore senso critico forse vivremmo in un Paese dove si accetterebbe meno ciò che è semplicemente intollerabile, no?
    Insomma ho tentato ancora una volta di mettere in fila alcuni concetti che ritengo importanti. Non mi illudo di fare, soprattutto su questo blog “dedicato”, particolare proselitismo. È semplicemente l’ennesimo tentativo di chiarire alcune prospettive dello stato delle cose diciamo alternative rispetto a quelle “maggioritariste” ;-)

  14. marcoba Luglio 21st, 2009 7:26 am

    caro andreas, al di là dei calcoli percentuali, quanto hai ragione sull’asfissiante potere del Vaticano (vedi lo scandaloso caso, che pone l’Italia sullo stesso tragico livello di Iran e Russia, della rimozione di Roberto Balducci dal suo incarico di vaticanista del Tg3: tg che pensavamo il più libero…), quanto hai ragione sull’amministrazione pubblica come “fulcro della stagnazione”! poi, è vero: non dovevamo aspettare le maldestre manovre di Brunetta (sì, perchè esiste una destra e una maldestra) per intervenire sulla pubblica amministrazione; è vero: il PD ha enormi colpe per aver troppe volte accantonato il valore della laicità (vedi la clamorosa sostituzione del cattolico laico Ignazio Marino a capogruppo della Commissione sanità con la cattolica teodem Dorina Bianchi). del resto questo è uno dei motivi principali per cui appoggio la mozione Marino. infine, quanto hai ragione sul problema della selezione della classe dirigente (il meccanismo delle primarie, quando applicato in maniera seria, sembra risolvere almeno in parte questo problema), quanto hai ragione sulla questione morale (sfondi una porta aperta), quanto hai ragione sull’inqualificabile gestione della Rai (spalancata), ecc ecc.

    su questi, e immagino su molti altri punti, siamo d’accordo. e dunque, che fare? io non credo che rinchiudersi in un sottomarino possa servire a molto, penso sia più utile votare Marino. come non credo, a maggior ragione, che l’astensione possa migliorare la situazione, anzi.

    quanto al proselitismo, penso proprio che tu abbia sbagliato posto: non tanto perchè questo è un blog “dedicato” (a null’altro se non a me e ai miei interessi), ma perchè davvero non si sente il bisogno dell’ennesimo profeta. tu che vai predicando l’astensione, non diversamente dai mormoni in fondo, potresti piuttosto prendere esempio da loro ;-)

  15. andreas perugini Luglio 22nd, 2009 5:09 pm

    Io credo di non fare più proselitismo astensionista di quanto i militanti del PD ne facciano naturalmente per il loro partito. Sinceramente l’astensionismo non paga mentre certamente una carriera politica anche a livello locale paga eccome. Insomma credo che tu non possa accusarmi di voler essere profeta quando, ad es. , tu per primo sei militante e fai campagna elettorale. Se non fai il profeta fai forse il rappresentante, inteso come venditore porta a porta. Dico questo non certo per risultare offensivo (spero non ti offenda male interpretando) quanto semplicemente per rigettare l’accusa di “falso profeta” o simile.
    Poi è vero l’astensionismo non porta da nessuna parte in particolare, hai ragione, ma attualmente neppure la militanza nel PD o, direi, in tutti i partiti presenti sulla scena. Invece i partiti nel loro complesso rappresentano un problema per la democrazia italiana, come lo è l’indegno attuale sistema elettorale che neppure il PD si è particolarmente sforzato di contrastare e che è veramente intollerabile.
    La partitocrazia è una declinazione della democrazia un po’ troppo insoddisfacente per i mie gusti. È dunque peggio non contribuire all’attuale sistema non votando neppure un potenziale e difficile cambiamento o è peggio non contribuire al cambiamento votando chi in modo sistematico finora ha sempre tradito il mandato ottenuto? Non ci sono risposte definitive ma credo solo sensibilità individuali.
    Marino gode della mia stima (come molti altri dirigenti del PD, Bersani compreso… nel suo piccolo nonostante le cazzate dette anti Marino) ma non credo abbia la minima possibilità né di cambiare il suo parrtito, né tanto meno il Paese. Credo che questa mia considerazione sia molto più realista che disfattista: forse converrai se superi la mera dimensione fideistica del cattolico concetto di “speranza”.
    Relativamente all’esperienza del Nautilus che tu hai ricordato, io ricordo anche che la campagna elettorale del centro-sinistra a Bolzano fu tutta improntata sul “fare fronte” per evitare di consegnare la città all’orda delle destre. Due anni dopo alle politiche il PD ha scaricato la sinistra sapendo di consegnare il paese all’orda delle destre (attenzione: non sto dicendo che abbia sbagliato). Subito tuo fratello Carlo pubblicò sul suo blog quella pessima vignetta “Diliberto wanted”. Insomma la cosa ha quel sapore da Grande Fratello orwelliano che a me ha veramente nauseato. Poi magari oggi a Bolzano puoi anche assistere a diatribe nella maggioranza e scene di “omosessualità politica” (inteso come manifeste dimostrazioni di affetto e stima fra assessori) tra membri del PD e personaggi di estrema destra come Ellecosta certamente è.

    Per concludere io non so esattamente quali possano essere le soluzioni per “normalizzare” un Paese che è impresentabile in tutti i settori fatte salve micro sacche di eccellenza.
    Sono quasi sicuro però che ci sia un deficit di “sana intolleranza” ma non certo contro gli stranieri (nel razzismo si crogiola questo Paese senza memoria) , quanto contro l’intera classe politica e questa mentalità del “vivi e lascia vivere”, “una mano lava l’altra”, ecc. ecc.

  16. marcoba Luglio 24th, 2009 8:51 am

    ma la differenza è enorme: il “profeta” possiede la verità, giudica il resto dall’alto del suo indiscusso sapere, dirige il suo gregge (quando ce l’ha); il “militante” sa di non sapere, cerca di comprendere ciò che lo circonda, agisce dentro il processo storico, opaco per definizione, accanto e insieme a persone per nulla diverse da lui.

    il “profeta” è quello che predica al vento una democrazia senza partiti, “cancro della democrazia” (Grillo); il militante è quello che agisce all’interno dei partiti in quanto strumenti necessari all’esercizio democratico.

    il “militante” vive sempre col dubbio che se il cambiamento non avviene è in primis colpa sua; per il “profeta” è sempre colpa d’altri.

    il “militante” ha una visione laica della vita; il “profeta” una visione manichea.

    sì, in fondo, tutto può ridursi a questione di gusti e sensibilità. il dubbio che mi rimane, però, è che dietro a una sensibilità raffinatissima, a una severa sensibilità puritana, a una “sana intolleranza” verso l’esistente, dietro ad ogni pubblico “vaffanculo“, sia sempre in agguato la radice della rassegnazione e, in definitiva, della conservazione e della stagnazione: l’alibi per il non fare.

    ma, parrà banale, “sono proprio gli uomini che modificano le circostanze” (terza tesi su Feuerbach).

  17. andreas perugini Luglio 24th, 2009 5:47 pm

    Capisci Marco che se per primo sostieni che esiste “una differenza enorme” tra, diciamo, la figura del “predicatore” e quella del “militante” implicitamente asserendo che il secondo sia superiore al primo sei tu che ti posizioni quale detentore della verità?
    Per riequilibrare la coloritura delle definizioni sarebbe più onesto parlare di militante e di libero pensatore. O se vuoi per forza parlare di “profeti” gli antagonisti potrebbero essere i “soldatini”.
    I militanti/soldatini sono quelli che in modo acritico e fideistico (non certo laico, ti sbagli di grosso) sapendo di non sapere (come dici tu) seguono i loro “falsi profeti” che ad es. una volta si chiamavano “il Migliore”, “Baffino”, “il Professore” e seguono il loro camaleontico partito che cambia sigle e programmi ma non ancora sostanza politica.
    Io non ho letto il programma di Marino ma non credo si sia sbilanciato ad affermare (perché forse i TG ne avrebbero pure parlato) ad es. 3 questioni (per me) fondamentali se mai venisse eletto segretario:
    1. l’azzeramento delle giunte campane come di tutte quelle palesemente inefficienti e colluse.
    2. la rinuncia della sistematica occupazione del PD (come degli altri partiti) delle aziende di stato e della società civile
    3. La drastica riduzione degli stipendi dei politici.

    Se lo avesse fatto per primo gli farei propaganda come stai facendo tu.

    I partiti, PD, incluso hanno gravissime colpe e non è così forzato dire che attualmente siano cancerogeni e mortali per la democrazia italiana. Devi ammetterlo, se hai un minimo di onestà intellettuale, che la situazione italiana non è affatto normale e parte del problema è proprio rappresentato dallo strapotere del sistema partitico. Questo non significa certo che i partiti debbano essere cancellati, ma non ci piove che il loro potere vada drasticamente ridimensionato.
    Non credo si possa sostenere che “fare qualcosa” per la democrazia e per il Paese oggi debba per forza significare militare in queste condizioni in un partito. Questo fa forse parte della tua fede, non è certo un assunto. Io, senza comunque farne a mia volta un assioma, tenderei a sostenere esattamente il contrario infatti.

    Ed è proprio perché sono gli uomini che modificano le circostanze ci vogliono uomini che non vi si adattino barcamenandosi e che dicano, finalmente, che la situazione così è insostenibile. Oltre a dirlo, bisogna però anche farlo. Ormai in Italia non basta un vago riformismo sempre pronto al compromesso, ma serve una riforma radicale che può essere proposta ed accettata solo se applicata partendo da una riforma interna e che riconosca i torti storici. Una riforma radicale che tolga i partiti da quei settori che occupano impropriamente, una riforma che rivoluzioni la Pubblica Amministrazione, come tutti i settori del cosiddetto”sistema paese”.
    Come detto nella precedente mail, se il Paese va a rotoli la colpa non è solo di Berlusconi oggi o dei Socialisti ieri, anche se questo è quello che i “falsi profeti” della Sinistra hanno sempre voluto farci credere.
    Questo potrebbe essere l’inizio che non vedo. Ma il mio è realismo non certo rinuncia aprioristica. Temo piuttosto sia la militanza fideistica quella che alimenta la conservazione.

  18. marcoba Luglio 27th, 2009 9:15 am

    “fare qualcosa per la democrazia e per il Paese oggi debba per forza significare militare in queste condizioni in un partito”.

    dal punto di vista strettamente politico, penso esattamente questo. e non credo di essere il solo: è l’Occidente che, a partire da un certo momento (l’Umanesimo in primis, poi la Rivoluzione francese, quella inglese, quella industriale, l’instaurarsi della società di massa, ecc.), ha costruito il proprio discorso attorno a questo assunto. un atto di fede? in qualche modo, certamente sì. la fede comune in un processo immanente di liberazione - lento, progressivo, razionale e pacifico - che affonda le radici in una situazione data (la complessità della società moderna), che trova nelle Costituzioni nazionali e sovra-nazionali i margini di azione e nei Parlamenti lo spazio fondamentale per il suo esercizio. potremmo dire, “decisione anonima, orientamento comune e sfida colettiva” (de Certeau), a fondamento della geometria del moderno.

    che poi questo processo sia tutt’altro che lineare e versi oggi in uno stato di drammatico stallo, non sarò certamente io a negarlo. che la geometria non sia perfettamente euclidea, è sotto gli occhi di tutti. che trovare nuove geometrie “non euclidee” risulti una necessità tutta contemporanea, mi pare indubbio. ma per fare questo non vedo altra strada se non quella di operare all’interno di un partito, all’interno delle condizioni date e all’interno della cornice, epistemologica ancor prima che politica, che l’Occidente faticosamente si è costruito: quella della democrazia liberale. ecco perchè, ancora una volta, “Non sono affatto d’accordo su quanti dicono che il “Vaffa-day” è solo un dettaglio folcloristico dovuto alla dimensione comica del primo attore. La forma - specie nella vita pubblica - è sostanza e chi inneggia al “Vaffanculo” partecipa consapevolmente a quelle invasioni barbariche che connotano gran parte della nostra mediocre e inselvaggita attualità”.

    poi, siamo d’accordo, la politica non passa solo attraverso i partiti e le istituzioni ma anche attraverso le scelte quotidiane in rapporto al nostro agire: il lavoro, l’andare in macchina piuttosto che in bus, fare la spesa tramite un Gas piuttosto che in un ipermercato, organizzare una festa inter-etnica di quartiere piuttosto che passare la domenica davanti alla tv, partecipare ad un meetup piuttosto che riconglionirsi con la playstation, organizzare un cineforum su Pasolini piuttoso che accontentarsi dell’ultimo “cineombrellone”, ecc ecc. siamo d’accordo, ma tutto questo non può - non ha la possibilità di - sostituire in alcun modo la politica istituzionale.

    infine, smettiamola: nessuna “militanza fideistica”, il tuo ritratto non regge. come ribadito più volte su queste pagine, sono Democratico non scemo. razionalista ossessivo, spacco il capello in quattro prima di parlare e di agire.

  19. andreas perugini Luglio 27th, 2009 8:09 pm

    OK, tu ritieni un assunto la militanza in un partito per contribuire alla crescita democratica.
    Ora, lasciami dubitare che lo sia, alla faccia della laicità ;-) . Non lo è storicamente a livello geopolitico, basti registrare la sistematica degenerazione del partito in tutti i regimi comunisti, e non lo è stato in Italia, basti pensare che due delle più moderne conquiste di diritti civili (divorzio ed aborto) sono passate sotto la spinta dei movimenti di opinione con l’opposizione della DC ma con gravi resistenze e titubanze anche del PCI. Credi che lo stesso merito della liberazione italiana dal nazi-fascismo sia esclusiva dell’azione partitica piuttosto che all’azione di gruppi “diversamente organizzati” ? Certamente la gestione della democrazia che ne è conseguita è appannaggio dei partiti: giudica pure tu con quali risultati. Ricordi Tangentopoli?
    Ma senza divagare geograficamente e storicamente io mi limiterei ad analizzare l’attuale periodo. Non perdiamo neppure tempo a riconoscere le colpe. Limitiamoci ad analizzare se oggi nel PD esista un candidato che partendo dalla volontà di riformare radicalmente il proprio partito abbia poi le carte in regola per pretendere di riformare il Paese. Onestamente anche Marino, per quanto persona stimabile possa epidermicamente risultare, ha evitato di mettere al centro del suo programma il rinnovamento della politica che è cosa molto, molto concreta e scevra di astratti slogan sui grandi valori. Per cui è altamente probabile, diciamo così, che fra 2 o 3 anni il PD (sempre che si chiami ancora così) avrà ancora sezioni colluse con la Camorra, ministri ed assessori condannati, dirigenti tangentisti, ecc. ecc. Credi che io stia esagerando? Pure i berlusconiani sanno che “il Cavaliere non è un santo” e credono (fideisticamente e contrariamente ai fatti oggettivi) che la Sinistra e i giornalisti stranieri esagerino…
    In questa discussione mi sembra che tu abbia speso più energie a darmi del predicatore che a controbattere alle questioni da me sollevate. O mi sbaglio? Penso che le nostre opinioni rimangano comunque, anche per questo, inconciliabili. Sembra una provocazione, ma non ho dubbi che il parlamento sarebbe un posto migliore se lo stipendio fosse fissato a quello medio italiano (1300 euro al mese) o se i candidati invece che essere nominati dalle segreterie e poi eletti nelle liste chiuse fossero semplicemente estratti a sorte. Questo per ribadire quanta fiducia io abbia nei partiti. La percentuale dei condannati in Italia è minore di quella dei condannati in parlamento.
    Ma ti chiedo ancora solo una cosa e ti prego di rispondermi seriamente e sinceramente. Qualche mese fa tu e tuo fratello avete fatto campagna elettorale per la Sarracchiani che poi ha dimostrato una certa limitatezza con certe sue discutibili affermazioni: altro che volto nuovo della Politica (faccina nuova, forse) Ora, pochissimi mesi dopo, fate campagna (per delle primarie vere e non farsa come quelle scorse) per un’altra parrocchia del PD che è antagonista di quella della Sarracchiani. Alle ultime comunali il PD ordinava il fare fronte contro l’orda delle destre. Alle ultime politiche invece la parola d’ordine è stata “scarichiamo la sinistra radicale a rischio di consegnare il Paese alla destra” . Insomma la domanda è questa: come si concilia la coscienza personale con l’incoerenza della linea di partito? Un minimo di provocazione c’è anche in questa domanda ma, soprattutto, vorrei veramente capire come delle persone che reputo oneste e intelligenti si misurino con queste macroscopiche contraddizioni.

    ps
    non volevo dire per forza che la tua sia una “militanza fideistica” come certamente non mi si addice l’abito talare, ateo e anticlericale come sono.

  20. marcoba Luglio 28th, 2009 9:09 am

    perdonami, ma l’argomento “degenerazione del partito in tutti i regimi comunisti” è un palese buco nell’acqua: lì siamo in un regime totalitario con un partito unico. mentre noi stavamo parlando di democrazia liberale, tutt’altra faccenda. anche l’argomento “liberazione italiana dal nazi-fascismo” manca totalmente il segno per lo stesso identico motivo. decisamente più calzante l’argomento divorzio e interruzione della gravidanza. in quelle occasioni ci fu un vasto e organizzato movimento di opinione e il suo apporto risultò fondamentale: movimento che, perfettamente in linea con le prassi democratica, portò alla vittoria di un referendum in un caso (divorzio), alla promulgazione di una legge e alla successiva conferma referendraia nell’altro (ivg).

    bene, oggi questo meccanismo non funziona più: il referendum è uno strumento totalmente inefficace, tanto costoso quanto inutile. se la legge sulle unioni civili non è stata realizzata è in primis colpa dell’Ulivo e dei Governi Prodi, insomma della debolezza del nostro riformismo. sarà dunque responsabilità del PD portare avanti questa causa in Parlamento, compito dei militanti tenere ferma la barra della laicità dello Stato, compito del movimento dei diritti civli sostenere questa battaglia nella società.

    non ho mai negato l’importanza dei movimenti. i movimenti nell’ambito delle traballanti democrazie contemporanee non sono solo fisiologici ma anche importanti, nella misura in cui contribuiscono al progresso civile e democratico e non si limitano a certificare la purezza della politica, a predicare la l’abbattimento dei partiti, o peggio ancora a fare a cazzotti con la polizia.

    veniamo alle tue questioni. il rinnovamento della classe politica è, seppur ancora timidamente, in atto all’interno del PD. Marino ha tutti i titoli per far parte di questo processo. non esiste, non è mai esistito, l’azzeramento e la ripartenza da zero: questo esiste solo nella testa di Grillo. la politica è un po’ più complessa, basta mettere la testa in una qualsiasi sezione di partito per capirlo: guardando da fuori è sempre facile giudicare.

    riguardo alla Serracchiani. chi può sancire la limitatezza di una persona? sono state semplicemente fatte scelte differenti, all’interno di un grande parito è legittimo. so che per chi milita in un movimento professare idee diverse può sembrare una bestemmia o un tradimento, ma non lo è: è il midollo della democrazia.

    politica locale e politica nazionale sono due orizzonti politici diversi, due partite differenti. sarebbe sciocco non riconoscerlo. alle Comuncali c’era l’esigenza di non consegnare la città a Benussi, Biancofiore, Pancheri, Seppi, ecc. alle Politiche bisognava tentare invece di costurire un’identità riformista per il PD, smarcandosi dalla frammentarietà del Governo Prodi e dal conervatorismo di certa sinistra. non sto dicendo che queste scelte siano state nececessariamente giuste, ma queste sono state: ragionate e sofferte. col senno di poi è facile giudicarle sbagliate.

    “come si concilia la coscienza personale con l’incoerenza della linea di partito?”. facile: la mia coscienza è una, giudica, tentenna e ha dei limiti; il parito è grande e fatto di tante teste differenti, di tante ragioni, di tante culture; la politica che cerca di comporre gli interessi e le ragioni di migliaia di persone è una roba complessissima, spesso opaca, talvolta avvincente. il mondo non si adeguerà mai perfettamente alle mie astrazioni di filosofo da quattro soldi, è duro, recalcitrante, ma penso che necessiti anche del mio impegno per risultare un po’ più giusto. per rimanere su Bolzano, quando il numero è 798 essere tutti d’accordo e sempre perfettamente coerenti è relativamene facile, diverso è quando il numero si avvicina ai 29mila. il fatto è che, davanti alla complessità del reale, cerco di non dimenticarmi mai che “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”.

  21. andreas perugini Luglio 28th, 2009 10:36 am

    Ti ho portato esempi a 360 gradi per sottolineare che i partiti non hanno e non devono avere il monopolio della politica e che per fortuna l’orizzonte della democrazia supera il semplice schema dei partiti.
    Il Referendum in Italia (non che io ne sia un ultà, anzi) non funziona più a causa dello scoglio del quorum che se mantenuto sarebbe anche giusto introdurre nelle elezioni: sai che risate a quel punto! Il problema è che i partiti, per ragione tutt’altro che nobili, pretendono di avere il monopolio della politica e di ridurre quanto possibile i momenti di reale cittadinanza attiva.
    Tu affermi sia facile giudicare una scelta politica col senno di poi, peccato però che fosse fin da subito chiaro l’esito e che di questo si fosse pure discusso. Perché consegnare Bolzano a Benussi dovrebbe essere tanto più infausto che consegnare l’Italia a Berlusconi? Lo ha deciso il Partito? E chi esattamente all’interno del partito? Ti rendi conto vero che non esiste nessuna reale argomentazione per affermarlo? In sostanza tu sostieni che un grande partito possa permettersi di avere una serie di (enormi) contraddizioni interne causate dall’intrinseca sua complessità. Così macroscopiche che può fare tutto ed il contrario di tutto. Oggi Berlusconi è il male assoluto, domani il male minore. Oggi la parola d’ordine è “fare fronte”, domani è “scaricare la Sinistra”. Ieri era la questione morale, oggi mantenere ad ogni costo le scandalose giunte campane ed affini. In questo quadro una sola costante: lauti stipendi per le carriere politiche. Hmmmm, come dire… sei sicuro che non ci sia del marcio in questo sistema?
    So che non ti insinuerò mai neppure l’ombra del dubbio. Tu hai fatto una scelta che a mio modesto avviso travalica i confini della mera razionalità per radicarsi in quelli dell’emozionalità che sono poi i principali che muovono il voto politico. Io personalmente inizio a considerare questo tipo di passione politica al pari della passione calcistica (elezioni come tornei) e a volte temo pure che i militanti siano più dannosi degli ultrà.
    Bah, magari rifaremo un bilancio fra un paio d’anni. Io sosterrò che non è cambiato nulla: corruzione, partitocrazia ed inefficienze anche del/nel PD. Tu invece sosterrai la validità dei grandi cambiamenti (che per me saranno microscopici ed inadeguati alla situazione) e soprattutto dei nuovi slogan. Profezia? No, semplice grezza analisi degli elementi attuali e formulazione probabilistica dei possibili sviluppi ;-)

  22. marcoba Luglio 28th, 2009 12:41 pm

    esempi a 360 gradi, ma clamorosamente sbagliati dal punto di vista storico, non pertinenti all’argomento trattato, drammaticamente ingenui.

    “Lo ha deciso il Partito?” sì, chi altri se no? poi gli elettori hanno deciso di consguenza. funziona così.

    “un grande partito può permettersi di avere una serie di (enormi) contraddizioni interne causate dall’intrinseca sua complessità”. no, ma ce le ha e deve farne i conti tutti i giorni: l’alternativa è rinchiudersi con i propri amici in un sottomarino, ma personalmente preferisco di no. certo, finora la gestione della complessità in seno al PD è stata quantomeno deludente, si lavora per migliorare la situazione.

    visto che sai anche predire il futuro, sapendo già cosa sosterrò io tra due anni, direi di finirla qui. forte delle tue previsioni, dei tuoi freddi calcoli e delle tue “grezze analisi” sei troppo avanti per me, per il PD e per qualsiasi altro partito dell’orbe terracqueo. chiuso il discorso.

  23. andreas perugini Luglio 28th, 2009 1:04 pm

    Sì ma senza questi toni permalosini però ;-)

  24. […] dagli elettori e non solo dagli iscritti. Un’apertura insperata, un passo davvero lungo. Io voterò Ignazio Marino perchè dei tre candidati mi sembra quello che, svincolato da logiche meramente partitiche, parla […]

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