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Nove novembre duemilanove

muroberlino

“[…] Arrivò immediatamente il postino con una rivista illustrata che si pubblica nella Germania comunista e che ci viene inviata gratis per convincerci di come si vive bene sotto quel regime. Sfogliammo la rivista: la notte stessa sognavamo di fuggire nell’altra Germania, l’Occidentale. leggi avanti 

Eppure, quelle rivista era un inno alla Gioia. C’erano molte fotografie a testimoniare come tutti laggiù fossero felici. Operai sorridenti stavano al tornio; altri collaudavano macchine utili, sorridendo; minatori sorridenti scendevano nelle miniere; famiglie di operai sorridevano nei loro lindi appartamenti; altri operai, vestiti a festa, ascoltavano sorridendo Čajkovskij o I masnadieri di Schiller, recitati da attori popolari e sorridenti; molti altri operai sorridevano all’idea di andare in vacanza e ci andavano, contenti, in gruppo; operaie sorridenti preparavano profumi e cosmetici per la classe operaia; un nonno operaio raccontava infine, a due frugoletti, fiabe russe ispirate alla Gioia e alla Vita. E i frugoletti sorridevano. Furono insomma quei sorrisi a convincermi che Orwell ha sbagliato il suo 1984, mostrandoci, sotto la dittatura, un’umanità tetra e spaurita. Non è così: nelle dittature popolari tutti sorridono, sempre. Si può obiettare: Meglio! - Nient’affatto. La condanna a sorridere è più feroce, insopportabile, agghiacciante di quella ideata dallo scrittore inglese, che ci permetterebbe almeno di restare seri. Se ne può dedurre che Orwell non aveva grande immaginazione, tale da superare la realtà di una dittatura. Non ha saputo vedere quel che un semplice funzionario della Propaganda sovietica ha realizzato: i “suoi” personaggi costretti a dormire con la paura che il loro sorriso possa spegnersi nel sonno.” (Ennio Flaiano, Diario notturno, taccuino 1954)

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