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REALTÀ

passamano

Dopo aver sentito definire Bettino Craxi “agnello sacrificale” dalla seconda carica dello Stato e aver assistito sulla seconda rete nazionale al televoto per eleggere il “più grande italiano di tutti i tempi” tra San Francesco, Padre Pio e Giovanni XXIII, il Paese forse farebbe bene a fermarsi. Tutto intero, per un paio di mesi, o per un paio di anni. Immobile, in silenzio, assorto, a riflettere sul concetto - complesso, per carità, ma pur sempre utile - di realtà. Sul suo statuto, sul suo destino, sul suo ruolo nella vita di una comunità. Questo, pare scontato, non accadrà mai. Tuttavia la domanda rimane, in tutta la sua inattuale fragranza: quale il senso della realtà nell’epoca dei reality show? leggi avanti

La realtà oggi viene tirata per la giacchetta da tutte le parti. Sempre più fluida, viene versata in qualsiasi recipiente, anche un paiolo bucato può servire all’occorrenza, impachettata e venduta al migliore acquirente. Strizzata, allungata, ripiegata, compressa, frammentata. Poi trasmessa, iniettata, telediffusa o telecomandata. Ed infine inghiottita, di fretta, come una medicina, tra un pasto veloce e una pubblicità. O inalata con l’aria viziata. Ma giunta unta a destinazione dopo un interminabile passamano, la realtà sortisce per l’utilizzatore finale lo stesso effetto del noto supplizio: immerso in un lago fino alla gola, l’acqua scompare non appena Tantalo avvicina le labbra per bere. Un vero flop, nel senso onomatopeico del termine. Triste destino, oggi la realtà è addirittura AR - non nel senso di andata e ritorno, ma di aumentata - eppure la sete rimane la stessa. Inestinguibile, con o senza iPhone.

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